Ho trovato LA cosa: quella per cui quando morirò potrò dire
"Beh, ne è valsa la pena: ho fatto quello che volevo, quello che ero..."
 
Ho 47 anni, un'età che mi sembrava lontanissima e invece è arrivata...
Ecco la testimonianza di Luca Ferretto; che finalmente, dopo tanti studi e viaggi anche molto lontano (tra Messico e Gran Bretagna, ha vissuto all'estero per 4 anni e mezzo), è riuscito a trovare la propria strada, motivazione e Vision...
 

"Prima di incontrare Ilaria, avevo dei problemi su quello che veramente volevo fare: non riuscivo a vedermi...

Oggi mi sono reso conto che non bisogna illudersi di potere fare cose che non stanno in questo mondo: in questo momento, uno deve rendersi conto in che mondo vive, e che in quel mondo può fare delle cose. C'è una realtà, fuori: bisogna uscire dalla propria mente. (le convinzioni)

Quando mi sono trovato di fronte all'esercizio della Vision, mi sono reso conto che ero tutto nella mia testa, che mi ero fatto delle convinzioni. A un certo punto mi dovevo dire - e l'ho detto: No, non è questo il sistema per andare avanti; così continuerò per sempre a rimandare.

Così mi sono detto Cos'è che a me piace fare? Qual è il prodotto che mi piace particolarmente? Mi piace quella cosa lì. Bene: quella cosa lì è ciò che io voglio fare. Non mi sono immaginato mondi diversi da quello che in realtà ho già.

Ho fatto diventare le mie ambizioni più aderenti alla realtà. Ed è stato importante il confronto con gli altri. Gli altri non sono persone prese a caso, o i genitori; sono persone che hanno deciso di mettersi in gioco - questo è l'elemento. Io invece spesso, in passato, andavo a chiedere consiglio o aiuto a persone che non condividevano il mio stile di vita, non avevano quel desiderio... Quindi mi buttavano addosso le loro insicurezze... Magari sono grandi lavoratori, ma tendono a vedere il mondo sempre nello stesso modo; mentre io tendo a vedere POSSIBILITA'.

Bisogna essere comunque molto costanti, questo è sicuro.

Quello che ho imparato da questo programma è a darmi degli obiettivi e a farmi una strategia; dandomi proprio delle date e sapendo che, entro quelle date, dovrò produrre dei risultati. Per il momento sto lavorando alla prima parte del mio progetto, che è quella di produrre contenuti. Ci risentiamo tra un anno, quando sarò almeno alla seconda parte e potrò rivelare e mostrare di più 😉"

La Mia Storia di Successo
Biografo
Mi sono sempre reputato un pioniere. Ho sempre avuto delle intuizioni molto tempo prima; ma non ho avuto gli strumenti, in primis, e soprattutto non ho incontrato le persone giuste. Non ho mai incontrato persone che mi motivassero, o che mi dicessero Fai così; mi hanno sempre detto Ma perché lo fai?, Non c'è futuro, Non c'è spazio. Ti viene solo la voglia di cambiare tutto.

A Giurisprudenza, il Professore ci disse Ma cosa venite a fare Giurisprudenza? Ci sono solo avvocati, finirete tutti a fare fotocopie. Mi sono iscritto a Filosofia: ancora peggio dal punto di vista motivazionale... Ma la cosa che mi preoccupava di più era il rapporto con gli altri: non vedevo vera passione e voglia di fare, ma solamente di passare il tempo all'università.

Mi vergogno, penso di aver raggiunto un record: non so se c'è qualcun altro che si è iscritto a così tante facoltà - in tutto sono 5. Ho sempre provato a mettermi in gioco, mi piaceva il Sapere... Anche se oggi ritengo di avere molta cultura, non ho un titolo che la dimostra. Poi non so neanche a cosa serva, avere un titolo...

Il muro, per una persona come me che ha bisogno di molta motivazione, era la scarsa grinta delle persone che incontravo: la mancanza di desiderio di fare e di creare. Ho continuato a sentire persone solo alla ricerca di sicurezza, conformismo, banalità. E, di fronte all'idea di un progetto, ti sentivi dire solo che era già stato fatto, che non ce la faceva nessuno, che per farlo dovevi avere tanti soldi, che dovevi andare all'estero... Ovviamente non era per niente piacevole, a 18 anni...

Mi capitava di incontrare delle persone che apprezzavano il mio lato creativo e artistico - di cui io non mi rendevo neanche conto; solo che poi se ne andavano per le loro strade... Mancava proprio il senso di comunità.

Non ho trovato vero desiderio formativo, ma solo velleità. Mi ricordo un Professore di Filosofia che diceva sempre Non ha senso fare gli esami... Però li faceva. Eravamo dal 1994 al 2002. Ora all'università è cambiato moltissimo dal punto di vista della struttura; ma la mentalità è rimasta molto simile...

Ho visto Internet nascere. Tutta la tecnologia farsi avanti e le persone fare mille esperimenti. Vengo da una cultura secondo cui, se fai qualcosa di diverso dalla norma, sei uno scapestrato. Oggi invece è evidente che, se non ti butti, rimani al palo. E ho visto tanti ragazzi più giovani di me che stanno facendo cose, non si tirano indietro. Questo mi ha dato la forza. Mi dispiace non averci provato in passato, però comunque adesso, con queste tecnologie che ci sono, è molto più semplice superare alcuni ostacoli che, a quel tempo, sembravano insormontabili.

Però ci vuole la motivazione. La cosa che fa davvero la differenza è che devi veramente avere l'esigenza esistenziale di fare quella cosa. Che, se non la fai, ti uccidi. Questa deve essere la sensazione; altrimenti non ce la fai. Ma, se quello che devi fare ha una motivazione di vita o di morte, quello devi fare.

Se non ti uccidi tu ti uccide il tuo corpo, entri in depressione, fai del male agli altri, ti ammali... Deve essere proprio LA cosa, quella con cui, quando morirai, potrai dire Beh, ne è valsa la pena: ho fatto quello che volevo, quello che ero...

Mi sono ritrovato a vivere in una città di provincia, e mi sono reso conto che non avevo vissuto... per paura. Ero pieno di paure: paura di lasciarmi andare, di rischiare, di diventare povero... Per tutte queste paure non avevo fatto niente, non avevo vissuto. A quel punto, ho fatto le valigie e me ne sono andato nel mondo. Sono andato in Messico, poi in Inghilterra... Ho cominciato a viaggiare, in modo da poter veramente fare l'esperienza dell'avventuriero, che era quello che volevo fare.

Mi ha trasformato l'incontro con tutte quelle realtà diverse (dalla mia vita)...

Quello che ti fa sentire "finito" è il fatto che sei povero: il fatto di capire che senza soldi non riesci a emergere...

In più, io volevo SCRIVERE, per cui a Londra avevo anche il limite della lingua (non bastava saperla parlare bene, per scrivere, tanto meno poesia...), e non avevo gli strumenti per fare il nomade digitale...Solo in Italia, dopo, ho scoperto come fare un blog, come fare un canale Youtube... Se io avessi trovato il tuo Programma Annuale, la tua formazione e una persona come te allora, sarei rimasto lì. Avrei imparato da lì, ma poi avrei avuto aperto il mondo: potevo scrivere in Italiano, pubblicare in Italiano, e continuare a vivere in Inghilterra.

Quella dimensione di solitudine che ti mette andare all'estero - soprattutto in una metropoli che "ti schiaccia"... Io credo che anche 4/5 anni fa ci fossero già le chat, i siti... E' vero che dopo il Covid c'è stata un'esplosione, però io non le vedevo... Ero troppo stanco... Proprio fisicamente stanco... Non avevo quell'ossigeno che ho avuto dopo, per potermi guardare intorno...

Se non sei dentro a una comunità, a un certo punto rimani senza ossigeno

Qualunque essere umano nella solitudine impazzisce. E la dimensione formativa, senza una comunità, non va da nessuna parte. Questo ce lo insegna proprio la storia del passato. L'idea di oggi, del solitario, non porta da nessuna parte, e infatti si vede dove stiamo andando. La civiltà, così, perde la sua forza perché le persone non si parlano. Poi soprattutto la solitudine dell'individuo (come può essere stata la mia) genera dei "mostri", perché ingigantisce i problemi. Faccio un esempio su questo punto.

Se io oggi sto dicendo Sono un biografo, qualcuno potrebbe dire Ma come? Hai cambiato lavoro? - perché faccio un altro mestiere. Ma se tu in una comunità conosci tante persone che in realtà fanno un altro mestiere, capisci che non sei così strano... Io ho vissuto anni pensando che gli scrittori facessero gli scrittori. Adesso sto seguendo delle interviste a scrittori, da parte di qualche editor, e invece ho scoperto che fanno gli impiegati, che fanno altri mestieri... E allora non è così scandaloso se fai un altro mestiere, però vuoi fare lo scrittore, anche...

Per entrare nella formazione è stata fondamentale la proposta che mi hai fatto tu. Mi piaceva che ci fosse questa dimensione comunitaria; e, onestamente, se non investi economicamente, non puoi pensare di fare tutto gratis... Così ho investito in questa formazione, che mi ha dato la possibilità di capire come le mie competenze potessero essere sviluppate anche utilizzando la tecnologia digitale.

E la cosa che mi ha colpito di più di questa formazione è che è possibile personalizzarla: non diventi un robot...

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